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Pesca bolognese cavedano fiume galleggiante bigattino inverno estate enrico avagliano cristian magnani

Testo e foto Cristian Magnani La pesca a passata, nel nostro paese, sembra dividersi in due diverse correnti, due scuole ben distinte,...

Testo e foto Cristian Magnani


Pesca bolognese cavedano fiume galleggiante bigattino inverno estate enrico avagliano cristian magnani

La pesca a passata, nel nostro paese, sembra dividersi in due diverse correnti, due scuole ben distinte, seguendo la profonda diversità tra i fiumi nei quali viene praticata.


Da una parte ci sono il Po ed i fiumi che scendono dalle Alpi: oltre al già citato grande fiume, corsi d'acqua imponenti come il Ticino, l'Adda, l'Adige, insieme a fiumi alimentati dalle nevi alpine o dai grandi laghi e sempre ricchi di acque come l'Oglio, il Mincio, il Piave, solo per citare i primi che mi vengono in mente. Senza dimenticare i profondi fiumi del triveneto, dall'Isonzo al Brenta, al


Pesca bolognese cavedano fiume galleggiante bigattino inverno estate enrico avagliano cristian magnani

Tagliamento, passando per Sile e Livenza. A ben vedere, tutta la pianura padana è percorsa da un numero pressoché infinito di fiumi e di canali ricchissimi di acque, che la attraversano come un fitto reticolo di vasi sanguigni.


Dall'altra parte, a sud del Po, ci sono tutti i corsi d'acqua di portata minore che scendono dagli appennini. Fiumi di carattere principalmente torrentizio e accomunati dalla portata fortemente variabile in base alla consistenza delle precipitazioni atmosferiche.


Pesca bolognese cavedano fiume galleggiante bigattino inverno estate enrico avagliano cristian magnani

Anche fiumi di notevole lunghezza come il Tevere e l'Arno, rimangono fiumi dalla portata mutevole nei tratti che interessano il pescatore a passata.


La diversità delle situazioni che i differenti ambienti impongono è tale da aver, nel corso degli anni, portato a modi peculiari di interpretare la stessa tecnica, divergendo al punto da essere quasi due discipline differenti, accomunate dallo stesso nome. Abbiamo quindi una scuola “dei grandi fiumi”, contrapposta ad una scuola “dei piccoli fiumi”. E che queste due diverse correnti siano profondamente differenti, è fuori di dubbio.


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Basti vedere come, sui vari social, passatisti di provenienze differenti rispondano ad un stesso quesito in maniera totalmente diversa, evidenziando una filosofia di fondo opposta, come opposti sono gli ambienti ed i problemi tecnici che si sono trovate ad affrontare.


Lungi da me voler qui dare un giudizio delle due diverse tipologie di pesca a passata. Non voglio addentrarmi in un confronto per stabilire quale sia la più facile e la più difficile, sarebbe sciocco perchè ognuna delle due diverse situazioni, presenta difficoltà diverse.


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Ma ognuno di noi è naturalmente portato a desiderare ciò che non ha, ciò che rappresenta una eccezione alla sua routine. Così come un pescatore abituato a fiumi che in estate quasi scompaiono, rimane affascinato dall'imponenza grandi fiumi, da quelle enormi masse d'acqua in movimento, allo stesso modo il pescatore abituato ai corsi d'acqua maggiori, viene attirato dai paesaggi opposti, da piccoli fiumi, quasi torrenti, che scorrono tra il verde dei boschi, dove l'occhio riesce finalmente a ricomprendere tutto.


Pesca bolognese cavedano fiume galleggiante bigattino inverno estate enrico avagliano cristian magnani

Ognuno di noi, in fondo, cerca un cambio di orizzonte


Quindi quello che mi propongo qui, è di scrivere due brevi vademecum, due sintetici ma ( spero) completi paragrafi indirizzati a chi si trovi ad affrontare, per la prima volta, fiumi che non gli sono familiari. Poche righe per guidarlo nella scelta delle attrezzature, nella costruzione delle lenze, nella scelta del posto, nella condotta di pesca etc., così da rendere un po' meno pesante l'obolo del noviziato.


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La Passata nei grandi fiumi:


Chi affronta per la prima volta un grande fiume deve necessariamente adeguare la propria attrezzatura, in quanto un corso d'acqua profondo e veloce richiede tutta una serie di attrezzi che non si utilizzano quando si pesca in piccoli corsi d'acqua.


In primo luogo le canne da pesca: per pescare in fiumi con fondali superiori ai 3/4 metri e con flussi d'acqua importanti, servono bolognesi di 7 ed a volte di 8 metri, dotate di azioni medio potenti, in grado di poter gestire lenze nell'ordine di 10 e più grammi e di ferrare a segno anche su tanti metri di fondo.


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Canne con azioni più morbide trovano ugualmente utilizzo nei tratti di fiume con correnti moderate, dove non c'è la necessità di utilizzare grammature sostenute. Ma dove la corrente richiede lenze superiori ai 5/6 grammi, è necessario dotarsi di canne ad azione “strong” se non power, assolutamente necessarie, queste ultime ,se puntiamo ai barbi o dove comunque la corrente richieda lenze oltre i 10 grammi.


Pescare a passata con canne di questa lunghezza per una giornata intera, soprattutto se affrontiamo il fiume stando in piedi, senza il supporto di un panchetto, richiede una certa abitudine ed una tecnica ben precisa.


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La canna infatti non va tenuta a braccio ma deve essere posizionata con il calcio appoggiato in vita: in questo modo avvertiremo di meno il peso della canna stessa, riusciremo ad effettuare la trattenuta e gli inviti sollevando solo la vetta e non tutto il fusto, ma soprattutto saremo in grado di ferrare in modo fulmineo e con forza al minimo segno di abboccata.


Tenere la canna di braccio si traduce, nella maggior parte dei casi, in ferrate deboli e in allamate destinate a concludersi con la slamata del pesce. Quindi ricordate di appoggiare il calcio in vita!


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Queste lunghe canne vanno corredate da mulinelli di taglia notevole, con bobine di largo diametro e caricati con monofili adeguati: uno 0,14 o uno 0,16 sono l'ideale per pescare i nostri amati cavedani, poiché rappresentano un compromesso ideale tra morbidezza e resistenza. Non si deve aver timore di montare un nylon di diametro sensibilmente più elevato rispetto al terminale in quanto, più che sovente, la lenza vera e propria sarà realizzata su uno spezzone di nylon più spesso e rigido, a tutto vantaggio di una miglior presentazione e del minor rischio di ingarbugliare la lenza stessa.


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Le lenza, appunto: è buona norma preparala a casa ed arrivare sul luogo di pesca con linee di diverse grammature, adatte alle diverse condizioni di corrente. Nessuno ci vieta di realizzarle sul fiume, ma preparare sul posto una lenza composta totalmente con pallini e del peso di svariati grammi è certamente una notevole perdita di tempo. Pertanto se non volete passare un quarto d'ora a pinzare pallini mentre gli altri pescano, ascoltate un consiglio: preparate a casa alcune lenze di diverse grammature!


Le montature adatte a correnti importati e grammature sostenute sono principalmente di 2 tipi: lenze scalate realizzate totalmente a pallini e lenze costituite da una sfera o una torpilla che rappresenta il 70-80% del peso totale e una corta scalata di pallini a tarare il galleggiante.


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Queste due differenti tipologie di lenze si adattano a stili di pesca diversi, laddove la scalata di pallini può coniugarsi meglio con una azione di pesca fatta di trattenute e rilasci che ci permettono di sfruttare la tendenza di questa geometria a lavorare con una curva sempre molto morbida. Al contrario, la lenza realizzata con un grosso piombo si presenta in acqua dritta dal galleggiante al piombo stesso ed è lasciato alla breve scalata il compito di presentare il finale e l'esca in modo naturale. Potremo quindi utilizzare questa geometria quando vogliamo una lenza da “lasciarscorrere” e sulla quale intervenire con bravi richiami. Questa lenza si presta, più della scalata di pallini, ad appoggiare sul fondo il terminale ed eventualmente alcuni piombi mentre la classica spallinata è più adatta a pescare con il fondo preciso e l'esca che sfiora il fondale.


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Termino qui questo breve excursus sulle lenze, non vuole essere questo il luogo per affrontare l'argomento. Ciò che mi preme trasmettere è la necessità di realizzare in anticipo le lenze più articolate, così da presentarsi sul fiume con una serie di opzioni già pronte. Questo ci farà risparmiare tempo nelle operazioni preliminari, che spesso richiedono molto tempo.


Arrivati sul fiume infatti, ci troveremo nella necessità di svolgere tutta una serie di incombenze, prima tra tutte la preparazione della pastura e del bigattino incollato. Consiglio vivamente di dotarsi di una pedana di metallo per poter avere a portata di mano i secchi con la pastura, le esche e tutta la minuteria necessaria. Una bella pedana stabile è un grande aiuto, sia che si peschi in acqua sia che si peschi a piede asciutto.


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Una volta scaricato tutto, posizionata la pedana ( o il panchetto), un eventuale poggiacanna, aperto il guadino, posizionata la nassa, bagnata la pastura e/o preparato l'incollato, aperta la canna e collegata la lenza sarà passata quasi un'ora e finalmente saremo quasi pronti per cominciare...


Colleghiamo alla nostra lenza un finale del diametro che riteniamo adeguato al quale legheremo l'amo più adatto. Dobbiamo assolutamente tenere conto della forza della corrente e considerare che, pescando in fiumi veloci, non potremo permetterci di utilizzare finali di diametri troppo esigui o non saremo in grado di contrastare adeguatamente il pesce, una volta allamato. Se in un piccolo fiume possiamo permetterci di pescare abbastanza comodamente con uno 0.08, in un fiume a grande corso dovremo partire almeno da uno 0.09, meglio ancora uno 0.10.


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Non bisogna cadere nell'equivoco di considerare “grezza” una lenza da 8 o 10 grammi che termina con un finale dello 0,11. Al contrario, dobbiamo capire che stiamo affrontando gli stessi identici pesci dei “nostri” fiumi ma se vogliamo farli mangiare e poi portarli a guadino, dobbiamo necessariamente imparare a presentare bene e con naturalezza lenze da molti grammi e con finali che ci permettano di avere qualche possibilità di portare a riva un grosso cavedano o un grosso pigo incazzato.


Dovremo pertanto giocare sempre al limite delle dimensioni del finale e dell'amo, che dovrà sempre essere piccolo e leggero ma più robusto di quello che usiamo per pescare con un 4x12 a mezz'acqua.


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Prima di poter iniziare a pescare dovremo provvedere a sondare il fondo, cosa questa che presenta problematiche sconosciute ai pescatori dei corsi d'acqua minori dove spesso basta una sonda di soli 10 grammi per avere l'esatta distanza tra amo e galleggiante. In un fiume con fondali e corrente elevati, sondare è spesso piuttosto complicato se non si hanno a disposizione sonde adeguate e non si sa esattamente come procedere. Ci troveremo spesso a sondare molti metri fuori dalla punta della canna e se non abbiamo sonde molto pesanti, nell'ordine di 60 e più grammi, rischiamo che la lenza non affondi con la necessaria velocità dandoci una lettura errata, con la lenza troppo inclinata. Dovremo invece cercare di avere una lettura del fondo con la lenza per quanto possibile verticale. Ottenuta questa misura, daremo una ventina di cm di fondo in più allontanando il galleggiante dall'amo e procederemo a fare delle passate per capire se la lenza scorre lungo la nostra linea di pesca o se questa si ferma sul fondo, trattenuta da eventuali ostacoli o asperità, nel qual caso abbasseremo il galleggiante gradualmente e di pochissimi cm per volta, provando poi ad effettuare una nuova passata, finché non riusciremo a far transitare la nostra esca sul fondo, senza rimanervi agganciata, così da mescolarsi con le esche rilasciate dalla nostra pastura e che la corrente trasporta.


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Un altro eccellente sistema è quello di raggruppare tutta la piombatura sull'asola ed effettuare delle passate finché non ci accorgeremo che il piombo tocca il fondo, in questo modo riusciremo anche a crearci una “mappa mentale” del fondo grazie alla nostra lenza che, scorrendo, evidenzierà tutte le asperità e gli avvallamenti del fondale, prontamente segnalati dal galleggiante.


C'è anche chi semplicemente da fondo fino a che la lenza non si impiglia sul fondale: metodo semplice ed infallibile che però non ci fa capire quanta porzione di lenza stiamo effettivamente appoggiando sul fondo.


Una volta sondato e fatte alcune passate di prova per verificare che non ci siano ostacoli in grado di impedirci di pescare, siamo quasi pronti dare inizio alle danze. Prima di pescare, però, dobbiamo ancora compiere l'operazione più importante: dobbiamo pasturare!


Pesca bolognese cavedano fiume galleggiante bigattino inverno estate enrico avagliano cristian magnani fionda

La pasturazione, nella pesca a passata, è fondamentale, tanto nei piccoli quanto nei grandi corsi d'acqua ma in questi ultimi, se possibile, lo è in maniera ancora maggiore: mentre in un piccolo fiume possiamo agevolmente spostarci fino a trovare i pesci, qui dovremo essere noi, con la pasturazione appunto, a richiamare i pesci davanti alla nostra lenza ed a trattenerlo in loco.


Quindi, dando per scontato di essersi posizionati in uno spot valido, il successo della nostra battuta di pesca passa necessariamente per una pasturazione corretta, nei modi e nei tempi, oltre che naturalmente per una azione di pesca precisa.


Per pasturazione corretta intendo dire che questa và effettuata nelle quantità, nel punto e nei tempi giusti: in particolare sia che peschiamo con l'incollato sia che, a maggior ragione, peschiamo con la pastura, è di importanza vitale capire dove lanciare le nostre bocce, non cedendo alla tentazione di lanciarle troppo a monte. La pastura deve arrivare sul fondo e richiamare il pesce in un punto appena a valle della nostra postazione, idealmente 2/3 metri sotto di noi, dove la nostra lenza sia già correttamente in pesca e dove possiamo reagire prontamente, ferrando al minimo segno di affondata del galleggiante. A questo proposito, visto che spesso si utilizzano galleggianti di buona portata con antenne visibili e pertanto non esilissime, dobbiamo capire che una abboccata può a volte segnalarsi anche solo con un lieve scarto del segnalatore e dovremo ferrare anche se l'antenna accenna solo ad affondare, senza attendere che questa sprofondi decisamente.


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E' inoltre importantissimo pasturare precisi e non smettere mai di lanciare il nostro richiamo ad intervalli regolare, di 10/15 minuti massimo, pena l'allontanamento dei pesci dello spot. Guardate l'orologio, prendete un riferimento e cercate di non dimenticarvi che là sotto, dopo poco, non ci sarà più nulla, perchè il cibo elargito sarà portato via dalla corrente. Se vogliamo avere possibilità di cattura dobbiamo lavorare costantemente, tenendo alimentato lo spot. Solo così potremo sperare di “mettere i pesci in fila” e divertirci con una serie di catture non casuali.


Se faremo tutto nella maniera corretta, il fiume saprà compensarci e presto vedremo l'antenna del nostro galleggiante rallentare, sussultare e magari affondare di colpo. Rispondiamo con una ferrata pronta ed energica, tanto più veloce e potente quanto più lontana è la nostra lenza e quanto più fondo è il fiume, pena non riuscire ad allamare il pesce in maniera corretta. Una volta che avremo il pesce in canna cominceremo la consueta manovra per stancare la nostra preda e portarla a guadino, tenendo ben a mente che dovremo sempre tenere la canna piegata verso monte per evitare che il pesce scenda troppo verso valle. Dovremo allo stesso tempo cercare di impedirgli di prendere la corrente principale dove il suo peso, spinto dalla massa d'acqua del fiume, ci obbligherebbe a concedere troppo filo, preludio di una inevitabile slamata. Quindi canna a monte e, se serve, parallela a riva.


Pesca bolognese cavedano fiume galleggiante bigattino inverno estate enrico avagliano cristian magnani barbo

Se faremo tutto nel modo giusto, avvertiremo quella profonda soddisfazione che si prova quando ci si rende conto di riuscire a prendere pesci anche in ambienti così grandi e dispersivi, di riuscire cioè a dominare il grande fiume.


Attenzione però, quelle grandi masse d'acqua che scorrono maestose verso valle generano assuefazione! Vedere il nostro galleggiante correre veloce verso valle, rispondere d'istinto all'affondata secca e repentina dell'antenna con una ferrata velocissima e trovarsi con la canna piegata ad arco mentre laggiù, sul fondo, a tanti metri da noi, un grosso pesce schizza veloce verso la correte al centro del fiume mentre la frizione stride isterica, tutto questo dà una scarica di adrenalina che raramente si prova in altre situazioni. Io paragono la pesca nei grandi fiumi al gioco d'azzardo: ogni passata è come un colpo alla leva della slot machine o come lanciare la pallina della roulette. E sebbene non sia mai stato un patito del gioco, quello della pesca è un vizio che non riuscirò mai a togliermi.


Questo per chi sia abituato a pescare in piccoli e medi corsi d'acqua, tutto barbarina e lenzine da zerovirgolanulla e si trovi, per scelta o per necessità a confrontarsi con i fiumi di dimensioni maggiori. Ma esiste anche il caso opposto, ovvero quello del pescatore per il quale la 8 metri e le lenze da 10 grammi sono il pane quotidiano, che voglia pescare in un fiume del centro Italia dove si vedono i pesci girare a pochi metri, nell'acqua lenta e cristallina.


A questo pescatore è dedicato il prossimo capitolo:


Pesca bolognese cavedano fiume galleggiante bigattino inverno estate enrico avagliano cristian magnani

La Passata nei piccoli fiumi, ovvero la “peschina”


Come nel caso precedente, anche qui servono canne bolognesi di misura adeguata agli ambienti che vogliamo affrontare ed essendo questi ambienti generalmente ristretti e spesso anche infrascati, dovremo dotarci di canne corte, nello specifico le misure adatte sono la 5 e la 6 metri.


Mai cadere nell'errore di pensare che si può pescare ugualmente con una 7 metri al posto della 6 metri o, ancora peggio, della 5 metri.


Servono canne corte, leggere e rapide perchè la maneggevolezza e la velocità sono le caratteristiche fondamentali in una pesca dove dovremo spesso usare lenze estremamente leggere e finali molto esili. Ma soprattutto dovremo tenere la canna essenzialmente “di braccio” e ferrare quasi di polso, quindi avremo necessità di canne molto bilanciate e maneggevoli.


In questi ambienti trovano una discreta diffusione anche le canne fisse equipaggiate di elastico ammortizzatore e le canne fisse montate a barbarina con microanelli, dotate di un piccolo recupero al posto del mulinello. Ma la regina rimane sempre una corta e leggera bolognese accoppiata ad un mulinello di taglia contenuta, 2000/2500, caricato con un buon nylon dello 0,12.


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Sconsiglio di imbobinare fili più sottili, troppo soggetti a intaccarsi e a rompersi per un nonnulla: meglio caricare sul mulinello un buon 0,12 e realizzare, al bisogno, solo la lenza su uno spezzone di diametro minore.


Le lenze, appunto. Questi ambienti richiedono generalmente lenze di peso contenuto, che possono essere agevolmente e velocemente realizzate sul posto. Tuttavia la variabilità degli ambienti e la ristrettezza degli stessi che ci obbliga spesso a spostarci più di una volta nel corso della stessa giornata, suggerirebbe di partire con alcune lenze già pronte.


Ma qui sta al pescatore scegliere se dotarsi di lenze già fatte o meno. D'altra parte, nella maggior parte dei casi, si usano lenze che non superano il mezzo grammo, realizzabili facilmente in pochi istanti. A meno che la vista non vi stia abbandonando e non riusciate a vedere un pallino del 13, nel qual caso è meglio arrivare preparati!


Pesca bolognese cavedano fiume galleggiante bigattino inverno estate enrico avagliano cristian magnani piombo

Se l'acqua è particolarmente chiara è opportuno realizzare la lenza attiva su di uno spezzone di nylon dello 0,10 per pescare con finali fino allo 0,07 oppure anche dello 0,09 quando lo 0,07 sia il finale massimo utilizzabile.


Se non siate abituati a questi finali e nominare uno 0,07 vi fa sorridere, considerate che la pesca nei piccoli fiumi, spesso molto limpidi e lenti, dove i pesci sono spesso sottoposti ad una notevole pressione di pesca, è una pesca fatta di piccoli particolari, la cui somma porta ad ottenere i risultati migliori. Mai pensare che un amo sia troppo piccolo, un filo troppo sottile o una lenza troppo leggera. Questi piccoli fiumi ci dimostrano sempre e in maniera inequivocabile che ci va a pesca in cerca di conferme delle proprie teorie prende molto meno di chi ascolta ciò che i pesci ed il fiume gli dicono.


Parlare di schemi di piombatura per affrontare queste acque è quantomai difficile. Difficile perchè gli ambienti sono così diversi, anche in pochi metri di fiume, da richiedere lenze diametralmente opposte: ci si può trovare davanti ad una lenta spianata da pescare con una classica spallinata a chiudere verso l'alto per presentare la lenza in maniera estremamente naturale, oppure scegliere di fare una scalata invertita se vogliamo stare con la lenza più verticale. Possiamo chiudere la lenza in 30 cm e pescare col fondo esatto oppure aprire i pallini lungo tutta la distanza asola-galleggiante e dare fondo in eccesso. Possiamo scegliere di raccogliere i pallini in un bulk per esplorare un veloce rigiro, oppure ancora in una corta catenella per pescare a dragare all'incontrario. O ancora, possiamo dividere i pallini in alcuni bulk intervallati per pescare in una veloce correntina. Sta alla sensibilità ed al senso dell'acqua del pescatore cercare di capire cosa fare, dove si trovino i pesci, come si stiano alimentando e trovare la lenza in grado di presentare loro, nel modo migliore, la nostra esca.


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Questo significa che spesso dovremo anche variare il fondo, inseguendo i pesci che, non ostacolati dalla corrente, si portano volentieri a galla o a mezz'acqua.


In questo tuttavia siamo aiutati molto spesso dalla ristrettezza degli ambienti e dalla limpidezza dell'acqua che ci permettono di vedere i pesci, dove sono e come reagiscono alla pasturazione, suggerendoci come pescare.


La pasturazione, pescando a bigattino, viene fatta principalmente a fionda e solo in presenza di fondali più marcati o correnti sensibili, si fa ricorso all'incollato. Ma nella stragrande maggioranza dei casi, i bigattini vengono lanciati con la fionda quando non, addirittura con le mani.


A questo scopo si usa spesso tenere i bigattini non nella classica sacca di cotone quanto piuttosto in un secchiello di plastica agganciato alla cintura o in una piccola bacinella, legata in vita con una corta sagola. Questo ci permette, anche stando in acqua con gli waders, di essere sempre molto veloci nel pasturare, evitando ogni spreco, di esche e di tempo.


La pasturazione, di per sé, è estremamente semplice, trattandosi semplicemente di fiondare in acqua i bigattini, ma questa semplicità è solo apparente perchè dovremo essere in grado di leggere la corrente per capire in che punto lanciare le esche e quanto a monte per portare i pesci dove passerà la nostra lenza. Inoltre è importantissimo capire quanti bigattini lanciare ad ogni fiondata, cercando di ricordarci costantemente che in questi piccoli ambienti è molto facile saziare il pesce.


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Dovremo sempre essere molto parsimoniosi, lanciare pochissimi bigattini ma con buona frequenza per mantenere i pesci in uno stato di competizione alimentare. Questa è la situazione ideale. Gettare coppette piene a più non posso, pensando di dover richiamare i pesci da chissà dove o di doverli risvegliare da chissà quale letargo è un errore tanto grave quanto comune. Pochi e spesso, questa è la regola fondamentale!


L'azione di pesca, in sé, può variare molto rispetto alla classica passata in prossimità del fondo che si effettua nei fiumi di grande portata: nei piccoli corsi infatti possiamo e dobbiamo seguire il pesce che si sposta lungo tutta la colonna d'acqua. Dobbiamo capire quando sia più disposto a cibarsi delle esche che rotolano sul fondale e quando si sollevi a mezz'acqua o anche a galla: possiamo provare a far scorrere la nostra esca nella maniera più naturale possibile, correggendola appena al bisogno, oppure possiamo muoverla senza sosta , riproducendo continuamente la sua calata verso il fondo. Tutto è lasciato al senso dell'acqua e allo spirito di osservazione del pescatore.


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Ma anche in questo tipo di pesca, aldilà di tutte le differenze, ciò che dobbiamo fare per ottenere delle catture è sempre immancabilmente lo stesso: dobbiamo attirare i pesci con la nostra pastura e poi mischiare, nella maniera più naturale possibile, la nostra esca con quelle che abbiamo gettato in precedenza. Se riusciremo in questo intento, le abboccate non mancheranno e spesso, vista la leggerezza delle lenze e la loro scarsa lunghezza, le segnalazioni fornite dal nostro piccolo galleggiantino saranno delle nettissime affondate. Alla quali, purtroppo, non sempre si riesce a rispondere a segno. Fare una “padella” ovvero sbagliare una “mangiata”, in questo tipo di pesca, è quantomai facile e frequente. I motivi sono molteplici e non sempre si riesce a trovare un rimedio al numero delle ferrate a vuoto.


Ma quando la ferrata va a segno, la sottile cannina che teniamo in mano fletta decisa e ci pare quasi di tenere il nylon tra le dita. Nei corsi minori, l'opera di recupero del pesce è spesso resa difficile da alcuni fattori, in primo luogo la ristrettezza dell'ambiente e la vicinanza di eventuali ostacoli sommersi, oltre alle dimensioni ridotte di terminali ed ami. Spesso dovremo, anche con la bolognese, recuperare il pesce come se stessimo tenendo in mano una canna fissa, cedendo poco filo, utilizzando il braccio ed il corpo per brandeggiare la canna ed ammortizzare le fughe del pesce allamato, cercando di non fargli raggiungere la sponda opposta del fiume o eventuali ostacoli.


Le ridotte dimensioni degli ambienti fanno sì che anche la popolazione dei vari spot sia ridotta e quasi sempre, dopo un avvio promettente, le abboccate cessino. In questi casi è inutile insistere per ore, cambiando lenze ed approcci. Molto meglio spostarsi e provare un nuovo posto, a meno che non si stia pescando in uno spot che sappiamo per certo possa rendere di più grande.


Ma sono casi limitati, mentre di norma è più proficuo effettuare una pesca itinerante, provando diversi spot e spostandosi quando si vedono cessare le abboccate.


A questo scopo è utile ridurre l'attrezzatura al minimo, per potersi muovere agevolmente. Personalmente non riesco mai a muovermi senza un fodero con almeno 4 canne ( più spesso sono 6) ed una borsa a tracolla contenente il necessario per la giornata. Oltre ovviamente ad esche, guadino etc., con il risultato che mi ritrovo ad arrancare come un cinghiale in mezzo alle ramaglie. Ma ho imparato che è meglio perdere mezzora per raggiungere uno spot non disturbato piuttosto che passare due ore a chiedersi se si sia sbagliato qualcosa, mentre i pesci si sono semplicemente allarmati.


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Questa necessità di spostarsi è, a ben vedere, una fortuna. Perchè ci obbliga a distogliere per qualche minuto l'attenzione dal fiume ed a godere di ciò che ci sta intorno, della natura che ci circonda e dei meravigliosi scenari del nostro paese. Poi, oltre la curva del fiume, appare una grande piana di acqua verde. La corrente lambisce la sponda opposta, dove un cespuglio si protende sull'acqua. Istintivamente immaginiamo la vita che si svolge sotto il pelo dell'acqua: immaginiamo i pesci nuotare a poche decine di centimetri dal fondo, pronti a ghermire ciò che la corrente porta. Lanciamo in acqua una piccola manciata di esche, la vediamo affondare e lanciamo la nostra leggera lenza, che si stende silenziosa sull'acqua con il piccolo galleggiante che si pone subito in posizione, leggermente inclinato all'indietro. Lo seguiamo scendere verso valle, finché pare fermarsi e poi, velocissimo, affonda di colpo. La canna scatta all'indietro senza nemmeno che ce ne rendiamo conto e la lenza rimane, per un breve attimo, piantata sul fondo, finché il grosso pesce non scuote la testa per liberarsi dall'amo. Poi parte deciso facendo curvare la canna e gracchiare la frizione mentre noi, nascosta dalla paura che il pesce riesca a strappare il terminale, sentiamo quella sensazione di appagamento che il fiume e i pesci sanno donarci. Questa è la pesca ragazzi ed io non posso farne a meno. Credo sia lo stesso per tutti voi.